DISINFORMAZIONE Obbligato a studiare omosessualità: la scelta del governo su tuo figlio

La scuola vuole insegnare l’omosessualità ai vostri figli. E io vorrei capire in che senso. Cioè vuole insegnare che esiste? Vuole insegnare ad essere omosessuali? (qui ci scappa la risata) Vuole insegnare cosa sono gli omosessuali?

Ci dice la signora Simona Bertuzzi:

L’insidia è dietro l’angolo. E ha tutto il sapore della cattiva notizia camuffata da buona. Partiamo dalla buona: il ministero dell’Istruzione si appresta a varare delle linee guida che di fatto introdurranno nelle scuole la parità di genere e la lotta a ogni forma di violenza e all’omofobia. E però – questa è la cattiva – il documento, così formulato, potrebbe essere il viatico, o l’inquietante pertugio, attraverso cui arriveranno sui banchi di scuola anche le famose teorie gender, quelle appoggiate da chi, con la scusa della parità uomo-donna, vuole annullare le differenze di sesso, fino ad affermare che anche il trans è normalità e genitore A e genitore B sono meglio di mamma e papà

Quindi la buona notizia c’è, ed è l’introduzione di linee guida che introducano la parità di genere e la lotta a ogni forma di violenza e omofobia (in realtà si parla di educazione ALLE DIFFERENZE, includendo qualunque identità si discosti dalla “norma” e che può essere anche, signora Bertuzzi, la disabilità). La cattiva notizia nasce da una gigantesca paranoia.

RIBADIAMOLO: non esiste alcuna teoria gender che voglia annullare le differenze tra uomo e donna, così come le teorie anti razziste non volevano annullare le differenze tra “bianchi, rosa, gialli e marroncini”. Volevano far sì che la gente non fosse trattata diversamente e quindi discriminata in base al colore della pelle e/o forma degli occhi.

Lo stesso le teorie inerenti agli studi di genere. Su cosa sia il Genere vi rimando al mio precedente articolo, in pratica non si tratta di differenze sessuali annullate, poiché quelle sono biologiche. Gli uomini e le donne sono, generalmente, differenti nelle caratteristiche sessuali primarie (organi sessuali) e secondarie (peluria, posizionamento del grasso, muscolatura eccetera); e nessuno dice i l contrario. Ciò che una serie infinita di medici, antropologi, sociologi eccetera dice è che:

  • le differenze di sesso non influiscono necessariamente sulle capacità  (il muratore lo può fare anche una donna, se fisicamente adatta)
  • le differenze di sesso non influiscono necessariamente sui comportamenti (le donne non sono necessariamente dolci modeste e silenziose)

Il GENERE, ribadiamolo, è per gli uomini ciò che è per tutte le altre cose suddivisibili in generi: una serie di caratteristiche. Queste cambiano diacronicamente (nei periodi storici, in uno stesso luogo) e sincronicamente (nello stesso periodo, in diversi luoghi) e non sono totalmente e fermamente biologiche. Le donne non sono necessariamente adatte a fare le caregiver, gli uomini non sono necessariamente aggressivi. Anche se, in generale, le femmine sono le prime caregiver (perché allattano) e i maschi a causa del testosterone sono più aggressivi. Ma gli esseri umani, ripetiamolo, sono soprattutto esseri culturali, costruiti su abitudini, comodità date dalla modernità, credenze ereditate dalla propria sfera di appartenenza eccetera.

Lo dice anche la bozza del Miur: «La differenza sessuale può essere vissuta in un ampio spettro di inclinazioni». Il che, capirete, non c’azzecca molto con i desiderata di milioni di famiglie preoccupate di dare un’educazione tradizionale ai loro figli.

Non interessa molto, alla scuola, della educazione tradizionale. La scuola deve formare, e per formare spesso si devono rompere dei luoghi comuni, non reiterarli. CONOSCERE spesso ci porta a scontrarci con le tradizioni, e non è sempre un male. Se poi la tradizione è “dare del frocio” a destra e manca si tratta di una pessima tradizione.

ministero che dovrebbe tappare le falle della formazione scolastica e riprendersi i cervelli fuggiti all’estero, piuttosto che occuparsi delle questioni di letto dei giovani che andrà a formare.

La sessualità, l’educazione alla stessa, non è solo una “questione di letto”, signora. Per cortesia, che modo è questo di fare giornalismo?

Nei fatti, e stando alle indicazioni ministeriali, i nostri ragazzi sentiranno parlare di parità di genere a ogni ora del giorno e della notte «perchè il principio deve investire l’intera progettazione didattica». Una full immersion fatta e finita «interconnessa a tutte le discipline».

A parte l’accento sbagliato su “perché”, la giornalista non ha compreso cosa si voglia dire con quella frase, ammesso che sia scritto così, perché nel documento Miur non c’è. Non esistono ancora delle linee guida ufficiali. E la “giornalista” non si premura di fornircele.

Ad ogni modo si tratta della educazione olistica di cui agli Standard Oms. Anche questi da me spiegati qui.

Non solo: la grammatica dovrà piegarsi alle nostalgie femministe della Boldrini e dunque declinare le professioni e pure gli umori. Avremo un papà astronauto e una mamma assessora come se piovesse, e provi qualcuno a dire il contrario. Che ci fosse lo zampino della Boldrini, d’altronde, dovevamo capirlo subito. Già nel 2013 la presidente della Camera chiedeva di introdurre la parità di genere nelle scuole ed è sua la recente idea di confezionare l’ora di educazione sentimentale (intesa come eliminazione di pregiudizi). Il che farebbe supporre un piano ben congeniato per arrivare dritti allo scopo. E allora è bene fissare qualche paletto o rischieremo di perderci anche noi tra le pieghe buoniste del testo convinti che basti un sigillo ministeriale ad essere garanzia di buona scuola.

Nessuna nostalgia e nessuna imposizione della Boldrini. Le indicazioni sulla lingua arrivano da un tavolo tecnico del Miur e Università di Modena, in collaborazione con l’Accademia della Crusca, capitanati dalla Prof.ra Cecilia Robustelli (qui trovate le sue pubblicazioni). La necessità non deriva da un capriccio della tanto odiata Boldrini, bensì da un adattamento della lingua ai tempi che cambiano.

Chiaramente nemmeno l’idea dell’educazione sentimentale era della Boldrini, esistono delle direttive europee tra cui gli Standard di cui sopra. Chi vorrebbe mettere i paletti? E perché?

Segue una lista di motivazioni per cui l’educazione al a parità di genere non serve. In barba agli studi di chi dice il contrario, ma la giornalista non tiene a fornire fonti di uno né dell’altro (io invece ve le fornisco in basso) e la sua risposta:

C’è l’esigenza di ridare chance a una generazione di studenti che, arrivati alla maturità, non sanno da che parte voltarsi e vanno a ingolfare le fila di chi non studia e non cerca più lavoro. Semplicemente si è fatta da parte. Di questo dovrebbe preoccuparsi il Miur. E quanto alle bambine condannate al ruolo passivo e svilente di principessine tonte, ho due figlie femmine, nate nella stessa famiglia e dalla stessa madre, ma una gioca con le macchinine l’altra con le bambole. Una sta con le femmine, l’altra vuole solo far giochi da maschi. Dunque, è la tradizione occidentale e oscurantista che ha infierito sull’una e salvato l’altra, o hanno caratteri diversi e si comportano in base alle loro inclinazioni? Sono di parte, ma propendo per la seconda.

Le motivazioni per cui i ragazzi dopo la maturità non studiano e non cercano lavoro sono da analizzare, certo. E proprio i ricercatori pagati dal Miur se ne occupano. Basterebbe, stavolta sì, INFORMARSI.

Si va su Google Scholar e si digita “Neet generation” (le pubblicazioni si traducono sempre in inglese, perché in questo modo i ricercatori sono tutti connessi). Semplice, eh?

Per quanto riguarda le sue figlie, signora, guardi che nessuno è così ottusamente costruttivista da dire che, influenzati in un certo modo, TUTTI ci comporteremo allo stesso modo. Ma il suo esempio evidenzia bene quanto il genere sia un costrutto sociale e non una realtà biologica.

HANNO CARATTERI DIVERSI E SI COMPORTANO IN BASE ALLE LORO INCLINAZIONI. Esatto. È ciò che dicono quelle “teorie gender” (nel senso di “teorie enunciate dagli studiosi di gender studies, semmai) che le fanno tanto schifo. Talmente tanto schifo da non sapere cosa dicano, e da non essersi preoccupata di conoscerle, prima di parlarne.
Ma il fatto che le sue figlie vivano serenamente le loro differenze non vuol dire che tutte lo facciano. E non vuol dire, purtroppo, che da grandi verranno rispettate per questo.

Nossignori, non è la parità di genere l’emergenza. Quella serve, è sacrosanta, e benvenuto il Miur se la caldeggia. È però l’esigenza, insistita, urlata, oserei dire sclerotica di metterci tutti su uno stesso piano – uomini e donne -, di dire che la differenza sessuale è diseguaglianza e dunque sbagliata, che spaventa.

Ma quando mai? Ma chi l’ha detto? Ma chi l’ha scritto? Nessuno vuole la gente tutta uguale, anzi! Siamo tutti diversi, TUTTI e non divisi in maschietti e femminucce. Siamo TUTTI diversi, con le nostre peculiarità non necessariamente divise per sesso, come dei fiocchi di neve! Tutti dobbiamo partire dalle stesse possibilità che utilizzeremo in base alle nostre capacità!

Ma ci sono ancora troppi genitori che dicono al figlio maschio che non deve piangere, altrimenti sembra una femminuccia, e così andare! Chi lavora coi bambini lo sa a quali pressioni sono sottoposti.

Poi alcuni reagiscono con forza altri si piegano, altri aderiscono tranquillamente agli stereotipi. Perché sono peculiarità che loro, naturalmente, hanno. ALCUNI, non tutti.

Perché di questo passo arriveremo dritti al genitore a e genitore b. Perchè di questo passo lasceremo i nostri figli a scuola la mattina pensando, povere mamme illuse e buontempone, che imparino le tabelline e le poesie mentre invece vengono indottrinati su un certo Cenerentolo, vittima dei fratellastri cattivi, e su papà A che compra 8 mele mentre papà B ne prende solo 5.

Ma chi ha mai parlato di genitore A e B? Ma quando mai? Io ho un sacco di libri a casa sulla genitorialità, nessuno ha mai indicato alcunché di simile. Semmai ci sono testi, come quello del Prof. Taurino da poco uscito, dal nome “Due papà e due mamme”, perché nel settore ci si interroga sulle diverse famiglie. Ma questa paranoia del genitore 1 e 2 o A e B è davvero preoccupante. La paranoia, non il fatto in sé, che non esiste.

Questo preoccupa le povere menti di noi comuni mortali, e il fatto che il Miur si appoggi all’Unhar – organizzazione che per prima accredita le associazioni Lgbt come enti di formazione – non è un buon inizio. Diceva la circolare ministeriale del 2015 che la teorie gender non sarebbero finite nelle linee guida per le scuole, che le famiglie e il diritto all’educazione dei figli sarebbero stati salvaguardati. Dicevano, ma stanno già deragliando.

E le povere menti farebbero bene, innanzitutto, a fornire delle fonti di ciò che dicono. Perché fino a prova contraria le povere menti stanno svarionando! Infatti la signora premette che il Miur “SI APPRESTA A VARARE” delle linee guida che non ha visionato nessuno ufficialmente!

Quindi o la signora è in possesso di uno scoop, e sono pronta a rimangiarmi tutto se avverrà, o siamo al paranormale. La circolare ministeriale di cui si parla è quella che ho linkato io, ed è tutt’oggi l’unico documento ufficiale in merito. Se la signora è in possesso di nuove e scottanti rivelazioni ripeto: sono pronta a ricredermi. 

Fino ad allora la “notizia”, uscita sul Quotidiano Libero insieme ad una sfilza di meraviglie quali stalker innamorati e razzisti poveretti, è pura disinformazione.

Non si scrivono gli articoli sui pettegolezzi, signora.

FONTI:

http://www.istruzione.it/allegati/2015/prot1972.pdf

http://www.famigliearcobaleno.org/userfiles/file/educazione_sessuale_oms_europa.pdf

http://unimore.academia.edu/CeciliaRobustelli

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La Bimba senza B(12): Disinformazione alternativa.

In questi giorni si sprecano articoli sul caso della bimba ricoverata all’ospedale Gaslini di Genova per sintomi correlati a carenza di vitamina B12.
Da una parte i titoloni, dall’altra i campioni (di laurea web), dall’altra i…sempre in “oni”: addirittura è nata una disquisizione su una manciata di parmigiano (suppongo quello nella pappa) e Vivivegan tramite il senatore Ciampolillo ci ha illuminato su come questo possa escludere una carenza di Cobalamina.

Ora, per chiudere questa ennesima pagina vergognosa, tra depistaggio e propaganda pro lobby agroalimentari e farmaceutiche, vorrei rilevare solo il fatto che, la bambina è stata ricoverata per carenza di vitamina B12!
Come, la vitamina B12 non si trova anche nel parmigiano e formaggini vari? Come ha fatto ad avere una carenza di questo tipo se mangiava formaggio? Forse se fosse stata davvero vegana mamma e figlia ci saremmo risparmiati questa sceneggiata da avanspettacolo, mediocri e venduti, ecco cosa sono i giornalisti, prima di pubblicare e dire balle prese dalle agenzie di stampa con il mitico copia e incolla, fatela una telefonata, se poi non sapete cos’è un vegano, allora meglio tenere la bocca chiusa!!
(le virgole non le ho messe io ndr)

  1. La carenza di vitamina B12 (che è prodotta da batteri che si trovano negli alimenti) si manifesta anche a distanza di anni, in quanto questa è immagazzinata nel fegato e rilasciata nel tempo: i bambini non hanno avuto la possibilità di immagazzinarne abbastanza da sopperire ad eventuale scarsa introduzione, non così una persona che varia la propria dieta o diventa vegana più avanti negli anni. Durante l’allattamento, è necessario assumerne un supplemento per coprire il fabbisogno del piccolo.
  2. Il fabbisogno giornaliero di vitamina B12 (cobalamina) nella popolazione adulta e pediatrica secondo i livelli di assunzione giornaliera raccomandati (LARN) dalla Società Italiana di Nutrizione sono riportati di seguito (linee guida 1996):
    Lattante (fino a 12 mesi): 0,5 µg/die
    • Bambino (età < 4 anni): 0,7 mcg/die
    • Bambino (età < 7 anni): 1 mcg/die
    • Bambino (età < 11 anni): 1,4 mcg/die
    • Adulto, bambino (età > 11 anni): 2 mcg/die
    • Gravidanza: 2,2 mcg/die
    Allattamento: 2,6 µg/die
    100 g di parmigiano contengono c.ca 
    2,3 µg Vitamina B12: un cucchiaio (e chi ha svezzato sa che sono stata di manica larga) nella pappa pesa c.ca 15 g. 2,3/100*15=0,4 µg
    La quantità sarebbe sufficiente solo a patto di mangiare almeno 30 g di parmigiano al giorno e che la mamma che la allatta ne assuma almeno un etto (che è parecchio). Facile dunque incappare in una carenza.
  3. FATELA UNA TELEFONATA, se non sapete cos’è la B12! Magari al medico.

Successivamente è stato menzionato il dott. Ferrando e si è dipinto un bel ghirigoro sui “bambini obesi” e sui bambini che mangiano a “belindicane”.
Tutto ciò è parecchio curioso, mentre fioccano sui social aforismi e inviti alla “morbidezza” e a fregarsene del peso da una parte e ammonizioni sulla crescente obesità e sul sovrappeso e pubblicità di dimagranti dall’altra.
Sono assolutamente in accordo sul fatto che l’alimentazione dei piccoli (ma anche dei grandi) debba essere controllata e curata. Sono in accordo sul fatto che debba esserlo rivolgendosi ad un esperto e non al web o agli amici. E, soprattutto, penso che oltre al controllo ci vogliano l’esempio e l’abitudine all’equilibrio.
Certo gli errori non si escludono a vicenda, per cui non ha alcun senso citare un comportamento dannoso per sminuirne un altro.
Chi mangia TUTTO ha meno probabilità, statisticamente parlando, di incappare in qualche carenza. Ciò non toglie che si possano seguire anche regimi particolari per convinzioni etiche o religiose e non ho intenzione di criticare queste scelte, che devono essere operate consapevolmente. QUESTO dice il dott. Ferrando (e il resto del discorso è subordinato a questo e non può essere certo riportato in modo svincolato):

I danni per la carenza da vitamina B12 però sarebbero proprio quelli riscontrati dai sanitari su Chiara: “La mancanza di B12 provoca danni neurologici irreversibili – spiega Ferrando – prima si interviene e si riequilibrano le condizioni, più probabilità si hanno di recuperare la situazione clinica del bambino. Purtroppo i danni sono molto maggiori nei più piccoli”. Negli adulti, una dieta vegana, con un buon bilanciamento di apporto proteico di origine vegetale e qualche integratore
può essere condotta senza difficoltà. In un bambino, questo risulta assai più complicato: “Nei bambini la crescita impone una continua correzione degli integratori e degli apporti di vitamine e proteine – evidenzia Ferrando – altrimenti i rischi sono altissimi”.

CREDITS

www.vitaminab12.it

http://www.pharmamedix.com/principiovoce.php?pa=Vitamina+B12+(Cobalamina)&vo=Farmacologia

http://www.repubblica.it/cronaca/2016/06/29/news/in_rianimazione_per_la_dieta_vegana_bimba_di_due_anni_salvata_dai_medici-143032726/

 

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In Italia minor omofobia rispetto a Francia, Spagna, USA e Inghilterra. Quindi?

Esistono persone più “omofobe” degli italiani, gente! E quindi siamo a posto, se ci sono altri più intolleranti di noi allora noi siamo brave persone! Non fa una piega. Eppure a me mia madre ha insegnato che non bisogna guardare a ciò che fanno gli altri, bisogna comportarsi bene anche se gli altri si comportano male.

Ebbene, l’Unione Cristiani Cattolici Razionali (WHAT? Starete pensando. Sì anche a noi suona ossimorico) la pensa diversamente. Quindi prende un’indagine effettuata dalla International Lesbian and Gay Association, che consta secondo loro di tre domande piuttosto generiche (tipo “Credi che essere LGBTI dovrebbe essere considerato un crimine?”) e conclude che è tutto a posto, tornate a casa, non c’è niente da vedere.

ERRORE ENORME E VERGOGNOSO “CHERRY PICKING” (scegliere i dati che confermano la nostra tesi, ignorando tutti gli altri):

There were 31 survey questions, 26 of which were substantively probing attitudes to LGBTI people and issues, five related to respondent profile. We touch on eight of them here, and only three in any detail.

Lo studio, a questo link, consta infatti di 31 quesiti, di cui i tre presi in esame dall’articolo in oggetto sono esclusivamente I TRE CHE VENGONO ANALIZZATI NEL DOCUMENTO.

In depth – three questions The following pages lay out some countrylevel data on three of the survey questions: 1. Being LGBT or I should be a crime 2. Same-sex desire is a western world phenomenon 3. How would you feel if your neighbour is gay or lesbian?

Scopriamo quindi che, in tutta Europa, il 39% delle persone non troverebbe accettabile un ragazzo che si vesta da ragazza. Lo trovate piacevole? Lo trovate in linea con una popolazione che si ritiene accogliente e/o tollerante?

Ma il meglio deve ancora arrivare, perché il 31% degli europei si sentirebbe fortemente irritato (very upset) nel venire a conoscenza del fatto che uno dei/delle figli/figlie sia omosessuale.  Per quanto riguarda il matrimonio tra persone dello stesso sesso, oltretutto, in Europa il 37% delle persone è contrario. Ok, non la maggioranza. Ma non è questo il punto.

L’articolo dell’ UCCR ritiene di poter sorvolare su quella percentuale, poiché non maggioritaria. Ma solo due giorni fa avviene un fatto come il seguente, un ragazzino di 16 anni picchiato PER IL SOLO MOTIVO di essere omosessuale. Capite, cari UCCR? Per il solo motivo di essere omosessuale. Ed è questa l’emergenza omofobia. Non ci interessa nulla se, come dice l’articolo:

sostanzialmente in tutti gli ambiti, l’Italia – dei dodici Paesi europei considerati – figura costantemente fra quelli i cui cittadini manifestano maggiore apertura mentale

E non è da sottovalutare, ancora cito, che la

punibilità dell’essere LGBTI – che dovrebbe accomunare i più «omofobi» fra gli «omofobi» – vede solo l’11% degli Italiani favorevoli, contro il 13% degli spagnoli, il 15% degli olandesi, il 17% dei francesi e il22% degli inglesi.

Innanzitutto perché non ci importa degli altri paesi, ma soprattutto perché un Cristiano (dalla sigla) dovrebbe accettare ognuno come fratello, un Cattolico dovrebbe professare inclusione e perdono, un Razionale dovrebbe capire cosa viene incluso nella sfera degli AFFARACCI propri e cosa no. Ad esempio chi si vuole sposare con chi. Che più di una persona su dieci, in uno stato come l’Italia, che si ritiene culturalmente avanzato, “faro di civiltà”, che vuole insegnare all’Islam come trattare le donne eccetera, ritenga l’omosessualità un crimine punibile è OSCENO.

La loro conclusione, cioè che ” l’Italia non ha bisogno, dati LGBTI alla mano, di leggi contro l’omofobia. Proprio nessuno”. Quindi in definitiva se gli omofobi non sono la maggioranza allora non c’è alcun problema. Ma nemmeno i ladri sono la maggioranza, nemmeno gli stupratori. E quindi non avremmo bisogno di leggi per questi reati?

Da un altro articolo, inoltre, il seguente pensiero:

La nostra posizione è diversa: in linea con il Catechismo cattolico, sosteniamo che le relazioni omosessuali (non l’omosessualità) costituiscano un disordine affettivo e un peccato contro la dignità dell’uomo, e questo non deve autorizzare alcuna offesa o discriminazione alle persone che vivono questa inclinazione che, anzi, vanno guardate con attenzione e fratellanza.

Non trovate alquanto paradossale dire che le offese e le discriminazioni non sono autorizzate, però le relazioni omosessuali sono disordini affettivi e peccati contro la dignità dell’uomo? Sembrerebbero offese, non lo sono? “Non ti discrimino, epperò sbagli ad amare una persona del tuo sesso”. Piuttosto ipocrita.

Tra l’altro il solito errore:

Tale termine viene usato per indicare un presunto odio per le persone gay eppure, al massimo, dovrebbe significare “paura” dell’uguale (dal greco fòbos, mentre odio è misos).

Che è un tipico errore di semplificazione eccessiva. Una banalizzazione che serve a spiegare le cose dal nostro punto di vista, per manipolare chi ci legge. Invece, come dice l’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva

Il termine omofobia (che deriva dal greco όμός = stesso e φόβος = timore, paura) significa letteralmente “paura nei confronti di persone dello stesso sesso” e più precisamente si usa per indicare l’intolleranza e i sentimenti negativi che le persone hanno nei confronti degli uomini e delle donne omosessuali. Essa può manifestarsi in modi molto diversi tra loro, dalla battuta su un una persona gay che passa per la strada, alle offese verbali, fino a vere e proprie minacce o aggressioni fisiche. In seguito all’omofobia, ad esempio, alcuni eterosessuali, raccontano di sentirsi a disagio in presenza delle persone gay o lesbiche, altri si mettono a ridere quando le incontrano per strada. Altri ancora dicono di essere disgustati dai loro comportamenti, arrabbiati o indignati.

Avrei potuto utilizzare un qualunque dizionario, invece non è un caso che io abbia usato questo riferimento. Infatti l’omofobia viene studiata come disturbo. Non l’omosessualità, che è ormai da anni decretata come una delle tante accezioni della sessualità umana, bensì l’omofobia.
Inoltre le leggi anti omofobia (se proprio uno non se la vuole curare) sono sancite dal Parlamento Europeo, e vanno recepite dagli stati membri. Che l’emergenza ci sia o meno.

« Il Parlamento europeo […] ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell’Unione europea senza discriminazioni; »
(Risoluzione del Parlamento europeo del 26 aprile 2007 sull’omofobia in Europa, art 8)

« Il Parlamento europeo […] condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l’odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli »
(Risoluzione del Parlamento europeo del 26 aprile 2007 sull’omofobia in Europa, art 10)

Allora diciamo le cose come stanno: completare la legge anti discriminazione (legge Mancino) con la dicitura anti omofobia (ddl Scalfarotto) darebbe fastidio a persone come loro. Sempre da un loro articolo infatti notiamo i paragoni assurdi e offensivi che portano come argomentazione i loro leader:

Durante l’incontro l’avvocato Amato ha affermato: «se si lasciasse decidere al parlamento cosa è un matrimonio e si utilizzasse il solo criterio del sentimento, allora si potrebbe arrivare al paradosso di definire matrimonio come l’unione di cinque donne, di tre donne e tre uomini, o addirittura di un uomo e un cane, considerando l’aspetto affettivo che alcuni nutrono per gli animali domestici».

Sorvolando sul fatto che chi non comprende il concetto di “consenso”, e quindi ritenga il rapporto tra due o più esseri umani alla stessa stregua del rapporto di un umano con un cane, sarebbe da curare perché la mancanza di concetto di consenso è ciò che porta allo stupro. Questa persona confonde l’affetto con l’affetto RECIPROCO, i rapporti d’amore tra esseri umani sono RECIPROCI, cosa che non può mai essere con un animale, il quale ad esempio non può sottoscrivere un contratto di matrimonio, incapace di comprendere cosa sia.

In conclusione: esiste un’emergenza omofobia? Dipende.
Se riteniamo sia importante che ogni essere umano possa svolgere la sua vita liberamente, senza intrusioni altrui, sì.
Se riteniamo sia un nostro interesse impicciarci di chi ama chi, di chi faccia sesso con chi, di come si vesta una persona e quanto sia virile o femminile… allora no.

FONTI:

http://ilga.org/downloads/07_THE_ILGA_RIWI_2016_GLOBAL_ATTITUDES_SURVEY_ON_LGBTI_PEOPLE.pdf

http://www.uccronline.it/2016/06/22/in-italia-minor-omofobia-rispetto-a-francia-spagna-usa-e-inghilterra/

http://www.ipsico.it/sintomi-cura/omofobia/

https://it.wikipedia.org/wiki/Omosessualit%C3%A0_e_leggi_antidiscriminatorie

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Guarire dalla sclerosi multipla con la dieta? Non si può.

Sono sempre di più le persone che vedendo il fallimento delle terapie tradizionali, cambiano dieta ottenendo guarigioni impossibili per la medicina ufficiale.

 

In questa sede abbiamo provveduto a demistificare molte di queste guarigioni impossibili (almeno tutte quelle che ci sono state segnalate).

Per sette anni ho avuto la migliore assistenza, i migliori medici, i farmaci più recenti ed innovativi. Ciònonostante la mia disabilità è peggiorata.
Per sedermi ero obbligata ad usare una carrozzella a sedile ribaltabile, sia a casa che al lavoro. Potevo camminare per brevi tragitti facendo uso di due bastoni.
Tre mesi dopo aver iniziato la nuova dieta (la paleodieta) potevo camminare per due stanze dell’ospedale utilizzando un solo bastone. Il mese successivo potevo camminare per tutto l’ospedale senza bastone. Dopo cinque mesi sono potuta risalire sulla bici per la prima volta dopo ben 10 anni, pedalando fino a fare il giro dell’isolato. Dopo nove mesi dal cambio di alimentazione ho pedalato per 30 km e l’anno successivo feci un lungo giro a cavallo tra le montagne rocciose canadesi.

Se la dottoressa Wahls fosse passata a questo stadio (secondario progressivo) della SM finendo su una sedia a rotelle (che non implica FARSI UNA FOTO su una sedia a rotelle, ma esservi costretta e addurre refertazione a riprova), non sarebbe stato possibile per lei recuperare successivamente le funzioni motorie, tantomeno al punto di pedalare 30 Km nove mesi più tardi.
Non più di quanto a qualcuno possa ricrescere un arto amputato.
Il 30% circa delle varianti di SM, ha un andamento iniziale in cui si susseguono ricadute e remissioni e a cui fa seguito una forma secondariamente progressiva che si presenta con o senza recidive e con possibili fasi di relativa remissione e stabilizzazione. Nel caso in cui si verifichino delle ricadute, i recuperi sono incompleti, in quanto anche le fibre nervose vengono danneggiate e si assiste ad una progressione dei deficit anche nei periodi che intercorrono tra una ricaduta e l’altra.

VEDIAMO PERCHE’:

Esistono varie opzioni di recupero della funzione muscolare in seguito a lesione del nervo. Ad esempio se è dovuta a un danno non totale (assonotmesi: perdita di continuità della solo componente assonale del nervo), si può assistere alla ricrescita lungo la stessa vecchia via di passaggio delle fibre nervose, guaina mielinica, e una riconnessione al muscolo originariamente collegato al nervo stesso. Questo è possibile se la guaina esterna del nervo, composta dalla mielina, è integra .
Nel caso della SM gli effetti sono rappresentati dalla perdita totale delle relative funzioni motorie, sensitive e trofiche.

La velocità di ricrescita del nervo dipende dall’età del paziente e in media e di 1 mm al giorno. Una lesione del nervo S1, responsabile delle funzioni sensitive e motorie più distali dell’arto inferiore, comporta una ricrescita lungo tutto l’arto inferiore che durerà in media non meno ventiquattro mesi. Il problema è che il muscolo, senza la stimolazione nervosa diventa fibrotico, e quindi non più utilizzabile, in un periodo che va dai dodici ai diciotto mesi. I muscoli che sono a mezzo metro o meno di distanza dalla lesione del nervo, se hanno la guaina mielinica integra, hanno ottime possibilità di riavere la connessione con il nervo danneggiato.

La SM è caratterizzata proprio da un danno alla guaina mielina e relativa cicatrizzazione (sclerosi).
Dunque, non solo non è possibile che tale lesione della fibra nervosa venga riparata, ma nemmeno è possibile che ad un danno eventualmente recuperabile possa seguire la guarigione completa in soli 9 mesi (e non abbiamo tenuto conto del periodo di riabilitazione).

Per quanto riguarda la dieta (è citata la Paleo, ma anche quella di Mozzi pretende di curare la SM), non vi è alcuna evidenza scientifica che l’alimentazione abbia un’influenza determinante sulla guarigione o sull’aggravamento dei sintomi.
la dottoressa Wahls ha lanciato nel 2011 un trial clinico in merito, il cui status attuale è:

This study is ongoing, but not recruiting participants.

No Study Results Posted on ClinicalTrials.gov for this Study

 

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Tutto ciò che posso affermare di vedere in questa foto è la stessa persona su un mezzo di locomozione differente, ma non mi è fornito alcun elemento per determinare le condizioni cliniche di questa persona né la data in cui sono state scattate queste foto.

 

Sull’affidabilità della parola di Dionidream, ho già detto in precedenza.
Vorrei concludere con la testimonianza di KarenJon in risposta ad un articolo del professor  Steven Novella (NeurologicaBlog)

13 May 2015
Thanks for this post. I was diagnosed with RRMS a little over 3 years ago. Like most people diagnosed with a chronic, incurable disease that is potentially debilitating, I immediately began searching for some alternative that would cure me. I came upon Wahls’s “Minding My Mitochondria” and immediately began following it. My Johns Hopkins neuro, bless his heart, did not torpedo my fantasy, and merely noted that a number of MS diets have lurked around over the years. (I should note that I never stopped taking Copaxone and am proud to say I’ve never missed a shot. Hopeful, yes; foolish no). After 3 months, I decided I missed IPAs and bread too much and abandoned the “protocol” (yes, Wahls calls it a “protocol”). And, guess, what: 3 years later, no new lesions, no symptoms. Maybe I should write a book touting Dogfish Head 60-minute IPA as a cure for MS.

“Grazie per questo articolo. Mi è stata diagnosticata la RRMS (Sclerosi Multipla Recidivante Remittente) poco più di 3 anni fa. Come la maggior parte delle persone con diagnosi di malattia incurabile cronica potenzialmente debilitante, ho subito cominciato a cercare qualche alternativa che mi avrebbe curato. Mi sono imbattuto in “Minding My Mitochondria” della Wahls e ho subito cominciato a seguirlo. Il mio neurologo Johns Hopkins, Dio lo benedica, non ha silurato la mia fantasia, ma si è limitato a farmi notare che un certo numero di diete per la SM sono rimaste in sordina nel corso degli anni. (Vorrei sottolineare che non ho mai smesso di prendere Copaxone e sono orgoglioso di dire che non ho mai perso un colpo: speranza sì, follia mai). Dopo 3 mesi, ho deciso che mi mancavano troppo le mie birre IPA e il  pane e ho abbandonato il “protocollo” (sì, Wahls lo chiama un “protocollo”). E  indovinate: 3 anni più tardi nessuna nuova lesione, nessun sintomo. Forse dovrei scrivere un libro che caldeggia le birra IPA 60-minute Dogfish Head come cura per la SM.”
Dogfish Head 60 Minute IPA

 

FONTI

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=9729

http://www.vanniveronesi.com/1/lesioni_dei_nervi_e_recupero_funzionale_10336894.html

https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01381354?term=NCT01381354&rank=1

https://it.wikipedia.org/wiki/Steven_Novella

http://theness.com/neurologicablog/index.php/can-diet-cure-ms/

 

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BUFALA Trovato ragno gigante a Gioia Tauro

Qualche giorno fa il sito cosiddetto “satirico” “La Nozione”, pubblica una notizia molto bizzarra:

A Gioia Tauro è stato catturato un esemplare di Tarantola Golia (Theraphosa blondi), un ragno di origine sudamericana raramente segnalato in Italia. Se lo è trovato davanti un agricoltore gioiese, Guglielmo L.,  mentre si stava recando presso la sua “capanna degli attrezzi” sita in c.da Scappatura. Sono intervenute tempestivamente le guardie ecozoofile che hanno anestetizzato l’animale, trasferendolo con un elicottero al Polo Universitario del Papardo di Messina dove, veterinari e zoologi, studieranno il perché di questo inconsueto gigantismo aracnoide.

Un grosso spavento per l’anziano imprenditore agricolo che, appena ripresosi dal principio di infarto, ha così commentato l’accaduto : “Stavo andando a prendere il concime, quando dalla finestra è uscito quel mostruoso ragno. Gli ho lanciato la zappa, ma è come rimbalzata sul suo corpo. Per fortuna mio figlio Peppe ha mantenuto la calma ed è riuscito a chiamare il Pronto Intervento. Non dimenticherò mai – ha proseguito il signor Guglielmo – lo spaventoso sibilo che usciva dalla bocca di quell’essere”

La notizia sta facendo il giro degli appassionati ed è stata commentata in blog e forum. Il timore, infatti, è che gli scambi commerciali e i cambiamenti climatici consentano a specie alloctone di colonizzare zone dove prima non erano presenti, tra cui il nostro territorio.

Il Theraphosa blondi è il più grosso ragno del mondo – spiega il naturalista napoletano Danilo Baragozzo – Il corpo misura fino a  150 centimetri e poi ci sono le zampe: in totale può arrivare al peso di almeno 60 Kg“.

Vive principalmente nella Guyana Francese. Predilige le piante di ulivo e può essere arrivato al Porto di Gioia Tauro con un carico di merce orticola. La pericolosità di questo ragno è ancora in discussione mancando dati certi, ma pare molto velenoso.

Già tre anni fa ci eravamo occupati di questa bufala che aveva raggiunto più di 500.000 condivisioni e adesso è stata ripresa da siti che pubblicano notizie fasulle spacciandosi per satirici.

Come già spiegato, l’immagine è un fotomontaggio di una foto scontornata di un ragno di dimensioni normali unita ad una foto di un muro di una casa. Il ragno gigante raffigurato, ovviamente, non esiste. L’autore dell’immagine è Paul Santa Maria, un fotografo e musicista americano. Brett Christensen di Hoax Slayer si è messo in contatto con Paul Santa Maria per chiedergli spiegazioni sulla foto e ha ricevuto la seguente risposta:

Well, the story is that I was sitting outside and saw the Wolf spider – I called him “Vulfie” like Stanzi from the film “Amadeus” – sitting on this grey concrete block, ran inside for my Canon point-and-shoot and nailed him twice. After a minute, the graphic artist who lives in my head said to go around the side of the house and shoot the same angle, cut him out in Photoshop and put him on the side of the house, not too big to be obviously ridiculous but big enough to scare the pants off of people by looking “acceptably” huge.

I did this in about 20 minutes and then uploaded to my Facebook page. Within hours, I got messages from freaked-out women (and the grandson of the woman’s house this was taken at, who was scared shit-less and refusing to come to visit 2 weeks later as he was scheduled to) and the woman begged me to take it down – I was just having fun and not looking for attention or to freak people out, so I removed it after about 9 hours.

About 4 weeks ago (1 year later and having practically forgotten it) I started getting these emails (like yours) asking if I did this, because I ALWAYS include my url on the pictures I make. Apparently, one person downloaded it and then shared it on their own page (as opposed to just sharing) … but then it got shared over 25 thousand times before it got back to me!

Bene, ero seduto fuori e ho visto un ragno lupo (l’ho chiamato “Vulfie” come Stanzi nel film “Amadeus”) su un blocco di cemento, sono corso dentro, ho preso la mia Canon e gli ho scattato due foto. Dopo un minuto, l’artista grafico, che vive in me, è andato intorno alla casa e ha fatto le foto dalla stessa angolazione, ha rintagliato il ragno con il Photoshop e lo ha collocato sulla parete esterna della casa, non così grande da sembrare ridicolo, ma abbastanza da spaventare la gente che lo trovava di una grandezza verosimile.

Ho impiegato circa 20 minuti per realizzare questo fotomontaggio e l’ho caricato sulla mia pagina Facebook. In poche ore, ho ricevuto messaggi di donne su tutte le furie (il nipote della proprietaria era così spaventato che ha annullato la sua visita programmata dopo due settimane) e la proprietaria mi ha pregato di rimuoverla. Mi stavo solo divertendo e non cercavo di attirare l’attenzione o far arrabbiare la gente, così l’ho rimossa dopo circa 9 ore.

Circa 4 settimane fa (un anno dopo e me ne ero praticamente dimenticato) ho cominciato a ricevere queste email (come quella sua) in cui mi veniva chiesto se ero io l’autore, perché sempre metto l’indirizzo web sulle foto che faccio. Apparentemente, una persona ha scaricato la foto e l’ha caricata sulla sua propria pagina (invece di condividerla) … successivamente la foto è stata condivisa oltre 25.000 volte prima che mi interpellassero!

L’immagine è stata condivisa centinaia di migliaia di volte. Di seguito si possono vedere le foto originali del ragno

Source Spider Picture 1

Source Spider Picture 2

Paul originariamente ha chiamato l’opera “Sure you want to move to Florida?” (Sei sicuro che ti vuoi trasferire in Florida?). Non è chiaro chi inizialmente ha inserito nella descrizione che si trattava del ragno stregone dell’Angola, che non è una specie esistente.

Per tranquillizzare gli aracnofobi, le specie più grandi di ragni esistenti, tra cui c’è anche la tarantola golia, non reggono neanche un poco il confronto con il gigantesco Vulfie.

 

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BUFALA L’uomo con il muso di cane

Dante, con un post in pagina, ci chiede informazioni su una notizia molto bizzarra. La notizia descrive alcune immagini che raffigurano presumibilmente un brasiliano di nome “Jhon” che si è fatto impiantare chirurgicamente sul suo viso, il muso, le sopracciglia e le orecchie di un cane, creando così un bizzarro ibrido tra uomo e cane.

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La segnalazione

Secondo l’autore dell’articolo, il cane sarebbe stato ucciso per realizzare l’ibrido e che l’uomo raffigurato avrebbe speso 400.000 dollari per l’operazione. Sebbene l’articolo che ci hanno segnalato sia molto recente, le immagini circolano da molti anni e hanno creato molte controversie.

La follia umana non ha un limite. Ci sono disposte a farsi fare di tutto, anche a cambiare i propri connotati per semplice follia. Proprio come il ragazzo di cui vi parleremo oggi. È un ragazzo brasiliano che avuto l’insana idea di sottoporsi a tantissimi e dolorosissimi interventi chirurgici. Potreste credere che lo abbia fatto per diventare più bello, somigliare ad un cantante, un personaggio dello spettacolo.

In realtà, questo ragazzo ha subito ben 80 interventi chirurgici per un motivo assurdo: voleva trasformarsi letteralmente in un cane. Avere le sembianze di un pastore tedesco. La cosa più inquietante e che nelle operazioni sono state impiegate parti reali di animale ucciso proprio per soddisfare l’insana volontà di questo ragazzo che solo apparentemente sembra normale.

Jhon ha dovuto pagare per la sua bizzarria ben 400.000 dollari. Di certo entrerà nei guinnes dei primati per essere l’unico uomo al mondo arrivato a tanto per assomigliare ad un cane. Ne è valsa la pena? Probabilmente no! Forse avrebbe fatto meglio ad impiantasi il cervello del povero animali, magari sarebbe stato più sano di mente. Non credete? Di certo in pochi avrebbero avuto il suo coraggio e la stessa disponibilità economica, sopratutto. Il pane a chi non ha i denti…o ne ha troppi considerando quelli della povera bestia decapitata.

Comunque, le cose non sono come sembrano. Le foto descritte nella notizia fasulla sono un’opera di un artista brasiliano di nome Rodrigo Braga e risalgono al 2004. Non c’è da sorprendersi che le foto non raffigurino un uomo in carne ed ossa con la testa di un cane impiantata chirurgicamente.

Per realizzare le immagini della sua opera, intitolata (attenzione! Immagini forti) Fantasia de Compensação (Fantasia di Compensazione), Braga ha creato una riproduzione in silicone molto realistica della sua testa e ha fatto unire parti della faccia di un cane a cui era stata applicata l’eutanasia. Un chirurgo veterinario ha cucito le orecchie e il muso del cane alla sua testa finta. Terminata l’operazione, ne è uscito fuori un ibrido tra uomo e cane molto realistico. Braga ha anche usato, a quanto pare, programmi di manipolazione di immagini per migliorare ulteriormente la raccolta di foto.

Braga ha creato l’opera qualche anno dopo aver avuto un’esperienza infelice con un cane malato durante la sua adolescenza. La “Fantasia di Compensazione” ha fatto entrare Braga nello scenario artistico brasiliano.

Da allora, ha creato tanti altri lavori, molti dei quali mostrano animali e ambienti naturali. Su Frieze possiamo leggere:

In his latest series of work, shown at last year’s 30th Bienal de São Paulo (2012), Braga addresses the conflict between man and nature, human and animal. In Tônus (2012), he ties himself to a goat and attempts to run in a different direction, an action that results in them both spinning endlessly in circles. He also fights the claws of a crab with his bare hand, a duel that ends in stalemate – a metaphor for the human condition in a landscape impossible to tame.

“Nella sua ultima serie di opere, mostrate alla Trentesima biennale di San Paolo dell’anno scorso (2012), Braga affronta il conflitto tra uomo e natura, tra essere umano e animale. A Tônus (2012), si lega a una capra e cerca di correre in una direzione diversa, questa azione fa sì che entrambi girino continuamente in tondo. C’è anche una foto dove l’artista combatte contro le chele di un granchio e il duello finisce in una situazione di stallo – una metafora che mostra l’essere umano in una situazione che è impossibile controllare.”

Rodrigo Braga è stato criticato pesantemente dagli animalisti per il suo “uomo-cane” con persino alcune supposizioni (come si legge nell’articolo che stiamo esaminando) che aveva ucciso il cane di proposito per realizzare le immagini. In realtà, Braga ha ottenuto da un rifugio per animali di Recife, il corpo del cane che era stato sacrificato, perché nessuno si era offerto di adottarlo. Braga ha anche fatto notare che non ha avuto nessuna influenza sulla decisione di applicare l’eutanasia all’animale e che ha avuto un’autorizzazione scritta dal municipio, per usare i resti del cane per realizzare la sua opera.

Concludendo, indipendentemente dalla vostra opinione sul considerare o no queste foto come artistiche, potete star certi che non c’è nessuno strano ibrido tra uomo e cane che cammina per le strade del Brasile.

Chi ancora ha dei dubbi, può vedere video e immagini più recenti dell’artista senza la faccia canina sul sito del premio Pipa e su tanti altri siti internet.

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BUFALA Ecco cosa mangiamo: zampe di gallina tritate nella carne macinata

Gira su Facebook un video che mostra una macchina tritacarne azionata da un operatore che introduce nell’alimentatore, pezzi di pollo non disossati e addirittura zampe intere. La didascalia vuol far credere che il prodotto finito andrà venduto nei supermercati come carne macinata.

tritacarne

Le affermazioni della didascalia sono delle complete sciocchezze, non è chiaro se chi pubblica il video sta cercando di prendere in giro la gente oppure vuole deliberatamente diffondere disinformazione.

Il video mostra chiaramente un’officina meccanica in cui vengono montati i tritacarne e non una macelleria. Sicuramente l’operatore sta effettuando un collaudo usando parti più o meno dure per provare la resistenza della colchea tritacarne. Se davvero in una macelleria tritassero le ossa, il macinato avrebbe sicuramente dei pezzettini di osso ben visibili e rilevabili al tatto. Il tritacarne, infatti, non polverizza ciò che viene inserito.

Sala di montaggio tritacarne

Sala di montaggio tritacarne

Di seguito una sala di montaggio per affettatrici, simile a quella che si vede nel video dei tritacarne:

Non è chiara l’origine del video. Su youtube è disponibile una versione di migliore qualità. Alcuni commentatori suggeriscono che l’azienda sia la SAP di Ozzano nell’Emilia produttrice di macchinari per l’industria alimentaria, tra cui anche i tritacarne (il modello del video potrebbe essere questo: link).

Il video è autentico, ma non mostra assolutamente il processo di produzione del macinato per la vendita al banco macelleria. Quindi, non deve essere assolutamente diffuso con questa falsa affermazione.

Bufale come questa non fanno altro che gettare fango sull’industria della carne, danneggiando la reputazione delle aziende e di conseguenza mettendo in pericolo i posti di lavoro.

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